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Scrittura e germinazione: il ciclo delle cartoline scritte a Hyle durante Incipitojo

Tra le cose nate nell’ultima edizione dell’Hyle Book Festival, ce n’è una che continua a circolare anche adesso che il festival è finito, spostandosi lentamente fuori dai giorni e dai luoghi in cui è stata pensata per entrare in spazi dove smette di essere un’iniziativa e diventa, più semplicemente, un gesto. Si tratta delle cartoline scritte durante Incipitjo, la mostra di copertine di libri immaginari curata da Lorenzo Scacchia e ospitata da Hyle 2025. Ridurle però a oggetto rischia di far perdere il punto, perché il loro funzionamento è inseparabile dal processo che le ha generate: durante il festival le persone sono state invitate a scrivere a mano dei messaggi destinati ad altri, utilizzando cartoline contenenti semi di piante mellifere, pensate non per essere conservate ma per essere trasformate.

Una mappa della semina: dove attecchiscono le cartoline

Se il gesto della semina rischia, nella lettura, di restare sospeso sul piano simbolico, è nella sua articolazione territoriale che trova consistenza. Non si tratta infatti di un’azione isolata, ma di una pratica distribuita, affidata a una rete ampia e concreta di realtà che operano quotidianamente nello spazio pubblico e condiviso. La semina delle cartoline coinvolge orti urbani, giardini, biblioteche, associazioni, residenze artistiche e spazi sociali lungo tutta la penisola: una geografia diffusa in cui la parola esce dal circuito chiuso della fruizione e viene affidata alla terra, ai luoghi, alle comunità. A occuparsi direttamente della semina saranno:
      • Calabria: Ammàno
      • Campania: Fondo RisOrto, L’Orto dei Vesuviani
      • Emilia-Romagna: Le Serre dei Giardini
      • Lazio: Centro diurno Alzheimer “Tre Fontane” (con Linaria), Co.r.ag.gio
      • Liguria: OrtoCollettivo Genova
      • Lombardia: Nature, Art & Habitat Residency, Orti nel Parco, Orti Sociali Baggini, Rural Residency for Contemporary Art
      • Marche: San Michele Arcangelo
      • Piemonte: CelestinOvie, St’Orto Urbano
      • Sardegna: Mieli Manias (con Apiario d’Autore)
      • Sicilia: Casa Cuseni, Il Giardino di Giancarlo, Parco Paternò del Toscano
      • Toscana: Biblioteca Pietro Thouar (con Progetto F’Orti!), Orti della Diversità (con Rete Semi Rurali), RicciOrto (con Legambiente Firenze)
      • Trentino-Alto Adige: Terre Altre
      • Veneto: Biblioteca Civica Villa Valle, Villa di Modolo, Villa Tiepolo Passi
È questo passaggio che cambia la qualità delle cartoline: non semplici pensieri isolati, ma frammenti di racconto che viaggiano, pezzi di scrittura che nascono in un contesto preciso — quello del festival, immerso nel paesaggio della Sila — e poi si spostano altrove, portandosi dietro non solo un contenuto ma anche le condizioni in cui sono stati prodotti.

Piantare per far germogliare parole

Quando arrivano a destinazione, il progetto entra in un ciclo fatto di tempo, cura e trasformazione reale. In questo senso, le parole vengono letteralmente interrate, e il loro destino non dipende più da chi le ha scritte ma dal tempo, dalle stagioni e dal futuro, introducendo una componente di imprevedibilità che non viene corretta o controllata, ma accettata come parte integrante del progetto. Proprio questa variabilità evita qualsiasi retorica legata all’idea di impatto immediato, spostando l’attenzione su un tempo più lungo e meno controllabile.

Cultura e ambiente: una relazione incorporata

La sostenibilità, quindi, in questo caso, non è un livello aggiuntivo del progetto ma la sua struttura di base, perché la carta non è pensata per durare né per essere archiviata, ma per scomparire e, eventualmente, generare altro. È in questo passaggio, nella perdita della forma originaria, che il progetto trova la sua coerenza, perché costringe a considerare la scrittura non come qualcosa che si conserva, ma come qualcosa che può cambiare stato, uscire dal proprio formato e produrre effetti fuori dal campo culturale in senso stretto. Il risultato è che il festival non si esaurisce nei giorni in cui accade, ma continua in forma diffusa che il tempo, l’attenzione concreta e la responsabilità possono davvero far germinare e diffondere, in un ciclo di bellezza e cultura che continua.

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